Le mazzonerie delle nozze tra Carlo V e Elisabetta di Portogallo (dal Borghini)

Il 3 ottobre 2025 scrivevo in “Ricordare e comprendere” l’articolo Londra 1554: Filippo d’Asburgo sposa Maria Tudor (dal Borghini) * riportando il testo di un manoscritto della Biblioteca Nazionale di Firenze **.
Iniziavo doverosamente con un profilo dell’autore:
“Dom Vincenzo Borghini benedettino (1515-1580), storico, archivista, antiquario e spedalingo degli Innocenti di Firenze, fu incaricato di progettare gli apparati del solenne funerale di Michelangelo (San Lorenzo 14 luglio 1564) e successivamente ottenne altre commissioni di scenografie per pubbliche cerimonie, comprese le nozze di Francesco dei Medici con Giovanna d’Austria (1565).
Fu apprezzato negli allestimenti: i “paesaggi naturali, gli apologhi, le allegorie pittoriche e i quadri storici che egli” progettò gli suggerirono “alcune delle sue pagine più limpide e felici ...” ***.
Aggiungo ora che il Borghini chiamò le belle scenografie ideate e fatte realizzare “mazzonerie”, usando un termine desueto che il Grande Dizionario della Lingua Italiana (Battaglia) spiega così:

“Mazzoneria. Arte di dipingere prospetti architettonici con tutti i particolari (colonne, capitelli, basi, cornici, fregi, ecc.). Anche: i membri architettonici di un edificio; le parti rilevate, colorate o dorate, che incorniciano un dipinto o incastonano un gioiello”.
Tale arte richiese ovviamente lavoratori preparati. E il Borghini nel suo manoscritto riporta anche elenchi di pittori, di scultori, descrizioni di falegnamerie, e liste di compensi più o meno rateizzati – a volte di importo minore di quanto richiesto dall’artista ...

Riporto ora anche il primo allestimento descritto e fornito di un disegno – un arco trionfale – riguardante il matrimonio di Carlo V con Elisabetta di Portogallo, avvenuto il 26 marzo 1526 a Siviglia. Borghini forse riprese il resoconto di un anonimo: Recebimientos que fueron fechos al invictíssimo césar don Carlos V (Ricevimenti che furono offerti all’invincibile Imperatore Carlo V), conservato nella Biblioteca Capitolare e Colombina di Siviglia.
Non riportò però gli ideatori e gli artigiani che sono noti in altri studi grazie alle “ricerche di Vicente Lleó e Mónica Gómez-Salvago” ...: “i canonici Francisco de Peñalosa e Luis de la Puerta y Antolínez, e lo scriba Pedro de Coronado”. Questi vollero presentare Carlo V nelle vesti del tipico eroe rinascimentale, fornito di eccelse virtù di governo. Ebbero invece l’incarico di artigiani degli archi “i falegnami Diego Fernández, Francisco Sánchez de Aguilar, Juan Ruiz, Simancas, Cristóbal de Arcos, Esteban Rico, Pedro Hernandez de Arcos e Juan Martín.
E i pittori che contribuirono alla sua decorazione” furono: “Alejo Fernández, Cristóbal de Morales e Cristóbal de Cárdenas ...” ****.

Detto questo, trascrivo il testo di Vincenzo Borghini.

“III di marzo MDXXVI. Nozze di Carlo V imperatore [Elisabetta arriva a Siviglia] Apparato in Sibilia.
VII archi trionfali.

Primo. Alla porta Macharena dedicato alla Prudentia.
Di sopra l’immagine dello imperatore vestito di colore azzurro col mondo sotto i piedi. Nella porta dinanzi la Prudentia con lo specchio in mano et teneva l’Ignorantia sotto, con gli occhi bendati. Inscriptione:
D. Caroli Max. Prudentie Incomparabili.
S.P.Q. Hispanensis D.
Carole quod mundo etc.
Dall’altro canto eran in lingua spagnola il medesimo del latino di sopra.
Da man destra della Prudentia erano le virtù compagne sue queste incoronate etc: Vigilantia, Consiglio, Ragione, Verità.
Dalla sinistra i vitii contrarii incatenati: Negligentia, Vanità, Errore e Bugia. Vitii co’ i suoi nomi. Poi dua archetti congiunti con motti Spagna a proposito.

Secondo. Alla chiesa di Santa Maria dedicato alla Fortezza.
Di sopra l’imperatore armato di tutte arme con la spada in mano.
Davanti la Fortezza armata con la Superbia sotto i piedi che par che si volessi sviluppare da lei.
Caesaree fortitudini qua christiana rem p. tutetur.
S.P.Q.H. arcum triumphi insignem d.
Non nos etc da un lato.
Da l’altro in hispagnuolo significanti il medesimo che Caesaree etc.
Da man destra con palme in mano: Amore, Vigore, Vergogna et Costanza.
Da sinistra morti et feriti, tenet Potentiam Vittoria, Prevenzione, Disprezzo, Temerità, Superbia.
Ne dua archi minori che sono un di qua et uno di là, era nel destro una Vittoria coronata con un motto spagnolo che prometteva al re Vittoria etc.
Nel sinistro Horatio Cocle [Coclite] che teneva il ponte contro a tutta Toscana col motto spagnolo che Cesar teneva tutto il mondo come Horatio Toscana tutta.

Terzo. Alla chiesa di San Marco alla Clementia dedicato.
Sopra l’imperatore armato senza elmo e guanti i quali gli erano a’ piedi et la spada cinta.
Dinanzi la Clementia che porgeva la mano et sotto l’ [sic] fra Clementia Caroli imp. semper aug. quae sublevat vinctus quos fortitudo prostraverat S.P.Q. H. virtutis honorisque ergo p.
Non minor est virtus etc. Sei versi latini.
Da l’altro canto la medesima con parole spagnole come di sopra.
Dalla destra: Generosità, Mansuetudine, Perdono, Benignità col motto Felici virtutum societate.
Dalla sinistra Furore, Turbatione, Pertinacia et Vendetta col motto Vitia perpetius clauduntur carceribus.
Nell’uno degli archi piccoli un leone che scherzava con una cerva piccola. Mansuetis clemens.
Nell’altro un leone che ammazzava una tigre. Superbie ferox con altri motti spagniuoli.

Quarto. Alla chiesa di Santa Caterina dedicato alla Pace.
Di sopra l’imperatore con la toga et man giunta habiti di pace.
Davanti la Pace, che teneva sotto la Discordia con 2 pugnali volti contra di se medesima.
Feliciss. Paci. Prudentia, Fortitudine et Clementia D. Caroli partem fugata ex orto christiano discordia S.P.Q.H. auream aetatem agens optimo principi p.
Ergo erit etc. 6 versi latini.
Da l’altro canto le medesime figure in parole in hisp. come di sopra.
Dalla destra dipinti arbori d’ulive cariche di frutto et un campo di grano pieno di frumento col motto spagnolo Con la guerra mucho danno se recrece. Con la pax todo bien crece.
Dalla sinistra una città che ardea col motto Discordia omnia vastatur.
In questo arco (ma non veggo dove o come) era la Liberalità con molte donne che sonavono et cantavano queste parole:
Cantamos tue excellentias que son tales qual non vieron los mortales.

Quinto. Alla chiesa di Sant’Isidoro dedicato alla Iustitia.
L’imperadore armato con la spada nuda nella destra e lo sceptro nella sinistra.
Nella fronte dell’arco la Iustitia et le bilancie nella sinistra co’ l’Ingiuria sotto i piedi. Iustitia D. Caroli, quae bonos extollit, malos deprimit S.P.Q.H.
Iustissimo principi p.
Dalla destra le virtù, Equalità, Concordia, Premio, Castigo con sceptri in mano.
Dalla sinistra Tirannia, Violenza, Rapina, Crudeltà con le teste tagliate et legate le mani. Una Dei in terris etc. 6 versi latini.
Eranvi altri ornamenti che costui non pone, pur dice d’un Villano Pastore (questo doveva esser in uno delli archetti) che ammazzava un lupo.
Qui amat oves in lupos levit.

Sesto. Alla piazza di San Salvatore. Officina Gloriae.
Su un arco tutto pieno di facule ardenti.
In fronte la Fede che faceva una corona di ferro.
Fidei ferrum mollit.
La Speranza (non dice che faceva, ma penso un’altra corona alludendo alle 3 corone dell’imperatore) col motto
Spes sinceritati congruit.
[a lato] Questa inventione è bella ma le parole son male accomodate a sì buona inventione.
La Carità che ne lavorava una d’oro
Charitas pretiosor auro.
Dal canto erano le medesime con 4 medesimi motti in hispagniuolo.
Et di più l’Eternità che scriveva
D. Carolus et d. Elisabet con un motto spagnolo.
Para perpetua memoria
En la terre et en gloria.
Le lettere dell’arco
Officina gloriae.
Nulla est virtutum species etc. 6 versi latini.

Settimo. Alle scale della chiesa maggiore Gloria.
In cima la Fama sopra il mondo con una tromba in mano in mezzo a 2 bracieri, con profumi et con una bandiera ove erano scritte le medesime parole fatte nell’Officina di Gloria.
Divus Carolus et D. Elisabet.
Nella fronte la Gloria con due corone in mano, che una ne metteva in capo allo imperatore, l’altra alla imperatrice.
S.P.Q.H Felicissimis imper. quod universus debebat orbis persolvit.
Gloria relliquias hominum etc. 6 versi latini.
Nell’altra parte simili parole in hisp.
Erano in detto arco molte figure, così huomini come donne, vestite alla romana, spagnola, tedesca, moresca, indiana, con sue insegne sopra le quali erano fatte artificiosamente certe nube ove erano queste lettere.
Vincit. Regnat. Imperat.
Nel arco piccolo la Ruota della Fortuna, sopra la quale sedeva l’imperatore et la fortuna inchiodava la ruota, che non si poteva più volgere.
In alto merescimento
che se levanto en mi ruoda
Me manda tenerla queda.
Nel altro Himeneo coronato d’edera con la facellina accesa in mano.
Huc ades o himenaee himen.
Eravi (ma non discerno dove) l’imperadore in sedia coronato da molte virtù che gli erono a torno.
La companna quae os guio
Hasta qui con tanto bien
Os porna en Hierusalem.
Nelli altri (credo in cambio di questo) stavano l’arme dello imperadore.
Maximus in toto regnat nunc Carolus orbe
atque illi merito machina tota subest”.

Paola Ircani Menichini, 30 gennaio 2026. Tutti i diritti riservati.

* Londra 1554: Filippo d’Asburgo sposa Maria Tudor (dal Borghini) Leggi qui

** F. N. II X 100.

*** la citazione è di G. Folena, Dizionario Biografico degli Italiani, 1971.

**** J. Bernal in La boda de Carlos V e Isabel de Portugal en Sevilla (1526) Leggi qui




L'articolo
in «pdf»